domenica 20 giugno 2010

Il giorno invisibile

In un primo momento ero combattuto sulla questione di sfruttare il blog come mezzo di distribuzione on-line delle mie opere. Eppure ritengo ora necessario superare l'ostacolo e concepire il blog in maniera diversa. Il senso ovvio non è solo un modo per parlare di cinema, per scrivere critiche, saggi, frammenti. Sono già tante le riviste sia cartacee che telematiche che lo fanno. Forse il modo più "ovvio" e allo stesso tempo intelligente sarebbe di concepire questo spazio per quello che è: un contenitore. Esso deve contenere al suo interno la possibilità di dire, sentire, scrivere, esporre le proprie idee e allo stesso tempo produrre un "senso" nuovo di cinema, in cui la piattaforma si fa on-line, diventa il mezzo di creazione e di distribuzione delle idee e dei contenuti. Il nuovo film deve viaggiare on-line. Se prima era il fruitore che andava incontro all'opera, adesso è l'opera che va in contro al fruitore. Il nuovo mezzo di distribuzione è e deve essere lo sfruttamento totale della rete, il suo modo di interazione, il modo di entrare nelle case della gente e dire "questo è il mio prodotto". Venditori ambulanti dell'era telematica. Eppure creatore infinitesimale di eventi.

In definitiva, propongo il mio ultimo cortometraggio Il giorno invisibile. Girato nella totale libertà produttiva e per la prima volta sfruttando la potenza dell'improvvisazione (narrativa ed attoriale). La sceneggiatura il più delle volte crea un confine invalicabile per chi vuole girare un film. Il fascino del cinema digitale sta proprio nel suo senso di leggerezza, quella leggerezza che permette di rendere il cinema più vicino alla fotografia: l'artista con il suo strumento che si pone in maniera solitaria di fronte al suo soggetto.

Per chi conosce i miei lavori, probabilmente troverà Il giorno invisibile atipico. La sua assenza di cupezza, di surrealismo, tipica dei miei cortometraggi precedenti è stata vissuta come un'esigenza. Raccontare se stessi attraverso il quotidiano, la naturalezza e la spontaneità. Sicuramente un modo nuovo personale di raccontare, raccontarsi.

Colgo inoltre l'occasione per ringraziare Simona Cappuccio, che per la prima volta si avvicina alla recitazione cinematografica, ma che ha saputo imprimere, con la sua delicatezza fisica, il senso di naturalezza che tanto desideravo per quest'opera. Ringrazio inoltre Antonello Faretta e Adriana Bruno per avermi supportato in post-produzione. Buona visione.

Roberto Mazzarelli


13 commenti:

  1. Bello! Complimenti!

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  2. Simo sei bravissima.

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  3. Bravo il regista, brava l'attrice. Nel complesso un bel lavoro, buona anche la qualità delle immagini.

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  4. Ben fatto e ben interpretato. non lo hai presentato a nessun festival?

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  5. Si per il momento solo ad un festival universitario qui a Roma. Ma ancora non mi hanno fatto sapere nulla!!!

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  6. sono sicuro che ce la farai. In bocca al lupo!

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  7. bello, però perchè hai scelto il muto? Qualche battuta a mio avviso si poteva anche mettere per esternare maggiormente il senso di ansia della studentessa. brava anche lei, ma studiate a qualche scuola specifica?

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  8. Ho scelto di lasciare il personaggio in silenzio per cercare di dare un maggior senso di solitudine.
    Comunque io faccio il dams a Roma 3, ma ho sempre girato i miei cortometraggi da autodidatta. La mia unica scuola sono i film. Anche l'attrice è autodidatta, ma presto frequenterà una scuola importante!

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  9. tanti auguri ad entrambi. ciao

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  10. Mi è piaciuto veramente tanto, bravo anzi bravi (regista, attrice e tutto lo staff)

    Damiano

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